Quando si parla di concorsi pubblici, spesso c’è un po’ di confusione sul tema e non si sa bene quali sono tutti i termini connessi alla questione.

Nei concorsi pubblici c’è un numero di posti liberi in palio: chi ottiene il migliore punteggio li ottiene, ma c’è anche chi ottiene un buon risultato e comunque non riesce ad entrare a causa della mancanza di posti. A questa situazione risponde l’istituto dello scorrimento nei concorsi pubblici, che consiste appunto in un ‘ripescaggio’ da parte della pubblica amministrazione.

Ma di che cosa si parla quando si parla di scorrimento nei concorsi pubblici?

Questo istituto serve a fare in modo che la pubblica amministrazione, laddove intendesse procedere all’assunzione di personale nuovo perché – ad esempio – ci sono delle carenze in organico, possa chiamare coloro che sono risultati idonei in un concorso pubblico, all’interno di prove già espletate.

La ratio del meccanismo appare chiara: al posto di indire un nuovo concorso pubblico (a proposito, ecco qua i siti dove trovare concorsi pubblici a cui partecipare laddove foste interessati) che ha un impatto economico ed organizzativo non indifferente, la pubblica amministrazione prende in considerazione i nominativi di coloro che hanno superato un concorso attinente ai posti vacanti ma che non sono stati chiamati. Si tratta di una soluzione interessante per rendere economica ed efficiente l’azione pubblica, evitando quindi di dover ricorrere a delle nuove procedure concorsuali. Ma la pubblica amministrazione è o non è vincolata all’utilizzo di questo sistema per assumere nuovi funzionari? Fino a che punto lo è di preciso, cioè fino a che punto la pubblica amministrazione è tenuta a gestire lo scorrimento nei concorsi pubblici per poter trovare nuovi dipendenti? Fino a quando la graduatoria di un concorso può dirsi valida? Si tratta di domande opportune che chiunque abbia partecipato e vinto un concorso pubblico si potrebbe fare. Cerchiamo di capirne di più.

Cosa dice la legge

Vediamo che cosa dice la legge in relazione allo scorrimento nei concorsi pubblici. La legge sostiene che le graduatorie di concorsi pubblici durano tre anni: questo significa che, se si partecipa e si vince un concorso ma non si viene assunti perché il numero di posti è limitato, laddove nello stesso settore/area di riferimento dovessero verificarsi dei buchi di postazioni lavorative, entro tre anni sarebbe possibile per la pubblica amministrazione chiamare chi ha vinto il concorso.

La validità per il reclutamento del personale delle graduatorie, quindi, dura tre anni ma bisognerebbe sempre far riferimento alle ultime normative in materia che possono anche prorogare questa tempistica.

Sono tre gli orientamenti dei giudici, in relazione al tema dello scorrimento nei concorsi pubblici.

Il primo orientamento ritiene che la pubblica amministrazione non è vincolata alle graduatorie: cioè, laddove si proponessero dei posti vacanti, la pubblica amministrazione non è vincolata a dover chiamare coloro che hanno superato il precedente concorso, e può decidere invece di indire un nuovo concorso pubblico per selezionare i candidati. Questo è l’orientamento che va per la maggiore in giurisprudenza, contrastato da uno minoritario secondo il quale la pubblica amministrazione sarebbe tenuta a rispettare la graduatoria. Secondo quest’ultimo orientamento, lo scorrimento nei concorsi pubblici risponde ai criteri di economicità, efficienza ed imparzialità che guidano l’amministrazione pubblica, e sarebbe inutile sprecare soldi per indire un nuovo concorso quando di recente ci sono state persone che ne hanno superato uno ma non assunte per carenza di posti. Infine, c’è un terzo orientamento, che ritene che lo scorrimento nei concorsi pubblici sia obbligatorio se l’amministrazione ha fatto intendere di voler utilizzare, anche in futuro, la graduatoria del concorso pubblico. Insomma, se la PA si auto-vincola ad usare la graduatoria dovrebbe attenersi a questa sua scelta: laddove non l’abbia fatto, secondo la giurisprudenza sarebbe libera di scegliere se usare lo scorrimento nei concorsi pubblici o indire un nuovo concorso.